Ingiustizia italiana: un cane che si morde la coda

Avvocato:  Sig. Tizio l’udienza relativa alla pratica che mi aveva affidato , stamani è andata bene.

Cliente : bene!  ma la sentenza quando uscirà?

Avvocato : Prima della sentenza c’è ancora tempo. Proceduralmente è stata fissata la data per la precisazioni delle conclusioni e poi vi sarà la sentenza.

Cliente : Va bene lo stesso, una sola udienza e poi finalmente la causa è terminata.

Avvocato : Si il primo grado, si ricordi che vi è sempre la possibilità dell’appello e poi del ricorso in cassazione.

Cliente : Intanto guardiamo a questo grado di giudizio, poi vedremo. Ma mi scusi la prossima e ultima udienza a quando è stata fissata?

Avvocato : La prossima udienza è fissata per fine 2013.

Cliente : Imprecazioni….un rinvio scandaloso

Avvocato : Purtroppo No ! E’ la norma!

Di chi è la colpa? Magistrati fannulloni? Cancellieri nulla facenti? In realtà nulla di tutto questo in quanto i lavoratori della giustizia sono, qui in Italia, tra i più produttivi di Europa. Il sistema è però allo sfascio! Si pensi che a Reggio Calabria un giudizio di primo grado ha una durata media di 2056 gg. e chi ne fa le conseguenze sono i diritti di milioni di italiani. Ovviamente c’è anche chi si giova di questo sistema e va a braccetto con lo stesso. Chi ha torto infatti a poco da temere nell’immediatezza e con gli anni …poi di vedrà! Frequenti sono i casi ad esempio di società che una volta condannate sono state cancellate o si trovano incapienti mentre al momento dell’instaurazione della causa avrebbero potuto comunque soddisfare le pretese di chi chiedeva giustizia. In questo sistema i giusti ci rimettono e i furbi ci guadagnano e tra questi furbi il nostro Stato non è da meno, come vedremo poi. Tutto questo non solo incide negativamente sui diritti degli italiani ma anche sulle loro tasche. Si stima che la macchina della “ingiustizia” costi 20 miliardi all’anno allo Stato Italiano per i ritardi e lungaggini processuali. Più ritardi vi sono più costi vi sono. Spesso i giudici hanno carichi di lavoro ingestibili e ciò crea altro danno in quanto chi è troppo indaffarato, si sa, spesso tira via le cose. Ecco allora che escono sentenze frettolose, in cui non sono stati esaminati tutti gli aspetti della lunga causa , in poche parole appellabili! E alla lungaggine del primo grado si aggiunge anche quella del secondo e terzo grado di giudizio. Si pensi ai soli 8 giudici di Messina o ai soli due giudici di Lavoro a Lucca i quali sono costretti a rimandare le sentenze anche per due anni. Vi è chi si è sentito dare torto in una causa dopo 37 anni, dopo nove verdetti favorevoli precedenti. Pure il diritto di famiglia non è esente da tale situazione. Al Tribunale dei Minorenni di Firenze si attende oltre un anno l’uscita di una sentenza , anche di semplice redazione: eppure qui la tutela dei minori dovrebbe comunque avere una corsia preferenziale. Ma gli stessi giudici si trovano a fare anche i pm presso il predetto Tribunale con carichi di lavoro non indifferenti . La sig.ra Nicolina Navaretta ha 97 anni e si è vista rinviare la causa in appello al 2014. Quando compirà 100 anni dovrà svolgersi ancora il terzo grado di giudizio. Ovviamente poi in tutto questo ci sono anche giudici che non fanno bene il loro dovere come quei tre giudici di Bari indagati per una storia di soldi rubati ai fallimenti. In classifica, in campo della giustizia, siamo tra i paesi del terzo mondo : si pensi che ci battono la Ghana, la Gambia, il Vietnam. Inoltre i costi dell giustizia da noi sono altissimi per un servizio che non funziona. Dopo anni ed anni di attesa il danneggiato si trova con una sentenza in mano, un semplice pezzo di carta che deve essere eseguito. Quindi il processo non è terminato, anzi si deve dare luogo al procedimento esecutivo non certamente meno lungo di un giudizio di primo grado.  Come si è già detto il vero rischio è che il creditore, dopo anni ed anni di attesa, non riesca a trovare più niente su cui soddisfarsi e siccome in Italia vi sono tre forze incontrastate – il Papa, i Ministri ed i nulla tenenti – in questo caso la causa in realtà l’avrà vinta, con l’ausilio statale, chi ha torto!  Inoltre ora il governo Monti ha previsto un accorpamento dei Tribunali con eliminazione delle sezioni distaccate non pensando all’eccessivo ed ulteriore disagio che ciò provocherà a cittadino. Infatti vi saranno persone che dovranno fare 100 Km per raggiungere il Tribunale del capoluogo quando avevano la sede distaccata a pochi passi. Tutto questo per risparmiare? Bè forse lo Stato qualcosa risparmierà sulle sedi ma chi ci rimette è sempre e solo il cittadino.

Come si diceva prima tra i furbetti giocatori della giustizia lo Stato ne fa da padrone. Non è certo un problema di noi cittadini che paghiamo regolarmente le tasse – e che tasse ! – occuparci che la giustizia funzioni. Paghiamo un servizio che non ci viene reso e per questo abbiamo diritto ad un risarcimento, nel caso di lungaggini processuali :il risarcimento in base alla legge Pinto. La riforma Monti aveva provato ad eliminare – ma guarda un pò ! – questa legge ma per fortuna, almeno per ora, non ci è riuscito. Comunque sia chi vuole fare ricorso in base alla legge Pinto, oggi, deve attendere anni prima che venga fissata l’udienza aggiungendo alla lungaggine processuale subita ulteriore lungaggini. E’ una contraddizione in termini! Un ricorso per ottenere un indennizzo per la durata enorme dei processi si tramuta a sua volta in una ingiustificata lungaggine. Ed inoltre, siccome lo Stato ha ben studiato il sistema e sa bene che chi non ha nulla da perdere non perde nulla, ha emanato una serie di leggi, decreti ecc.. che rendono praticamente impignorabili i propri beni. Quindi ottenendo una bella sentenza in base alla legge Pinto, si potrebbe ben incorniciarla in quanto poche possibilità vi sono di ottenere il dovuto. Tale situazione è ancora una volta passibile di ulteriore risarcimento con richiesta alla Comunità Europea ma si ritornerebbe punto e a capo e cioè con una sentenza difficilmente eseguibile. Ecco allora che se si guardasse con occhio distaccato la giustizia italiana, sarebbe come vedere un cane che si morde la coda!

Come lo Stato ti frega la Legge Pinto!

 

Abbiamo già più volte scritto di come sia vergognoso che lo Stato, condannato più volte per l’inefficienza della macchina della giustizia, poi non paghi il dovuto rendendosi moroso e persino “soggetto” impignorabile.

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Abbiamo già parlato di come lo Stato da noi cittadini pretenda sempre più pagamenti – e la riforma Monti ne è un lampante esempio – e quindi di come predica bene e razzoli male.

Ma quello che può sfuggire sono quelle leggi e leggine, spesso passate inosservate, ma che servono ad arginare ancora di più la responsabilità dello Stato ed i suoi obblighi quale ente pagatore.
Ci riferiamo, in particolar modo, al DL 212/2011 recante norme di modifica al codice di procedura civile, entrato in vigore, almeno così dicono,  per far funzionare meglio la giustizia, sveltirla e tutto a favore del cittadino che è sempre colui che viene miracolato, pur non sapendolo, dalle varie leggi e modifiche.
Ma i miracoli, si sa, o non esistono o se esistono non li fa certo lo Stato o, meglio, forse per se se li fa pure come è accaduto, appunto, con l’introduzione del DL sopra menzionato.
Il DL 212/2011 all’art. 15 stabilisce che” le impugnazioni si intendono rinunciate se nessuna delle parti, con istanza sottoscritta personalmente dalla parte che ha conferito la procura alle liti e autenticata dal difensore, dichiara la persistenza dell’interesse alla loro trattazione entro il termine perentorio di 6 mesi dall’entrata in vigore della presente legge“.

L’art. 14 precisa poi che tale disposizione riguarda le cause pendenti in appello da oltre due anni dall’entrata in vigore della presente legge ( quindi la maggior parte) e tre anni per la Cassazione a partire dall’entrata in vigore della legge 18 giugno 2009 n. 69.
Bè, ma dove sta la furbata?
Oltre a voler eliminare un enorme arretrato ( certo non per colpa del cittadino che chiede giustizia) nelle alte sfere, detto DL sopperisce alle sollecitazioni dell’Unione Europea di riduzione del contenzioso. Ma con tale DL la Legge Pinto verrebbe in parte superata perché con l’estinzione della causa nessuno si potrebbe dolere più delle lungaggini processuali, Così facendo si elimina sia il lavoro per i ricorsi in base alla Legge Pinto sia il depauperamento delle casse statali ( che di fatto poi non avviene visto che lo Sato non paga il dovuto).

Ma quei sei mesi di tempo in cui il cittadino può pensare se continuare o meno la causa viene computato nel termine per richiedere il risarcimento della Legge Pinto?
Avete dei dubbi?
Certo che no! L’art. 15 del decreto legislativo in esame espressamente stabilisce che tale termine non si computa ai fini di cui all’art. 2 della legge 24 marzo 2001 n. 89.
E siccome le leggi sono tante e le modifiche pure, e spesso le modifiche più importanti si tende a farle in sordina, si è pure previsto che le cancellerie delle Alte Corti non provvedano nemmeno a dare comunicazione di quanto sopra.

Così, si spera, che per disattenzione o semplicemente perché il trascorrere degli anni e il susseguirsi delle vicende della vita rendono meno attenti alle vicende processuali ( è provato che con il passare degli anni spesso si perde interesse alle cause), molti non presentino istanza facendo decadere nel nulla le impugnazioni a suo tempo proposte e giacenti da anni ….non certo per colpa del ricorrente.
Così, se ad esempio una causa è durata 8 anni in primo grado ( con tempo di gran lunga superiore a quanto previsto dalla legge Pinto) e poi la stessa è stata appellata, se non si fa attenzione proponendo istanza di voler proseguire, non solo l’appello non si farà ma non si potrà nemmeno fare ricorso per la legge Pinto.
Di tutto ciò vi sarà sicuramente chi ne rimarrà contento ma questi non sarà certamente il cittadino né tantomeno la giustizia.

Liberalizzazioni : noi di Legalius diciamo NI!

 

In questi giorni il tema scottante è quello delle liberalizzazioni delle professioni. Noi di Legalius non siamo, a priori, contrari alla liberalizzazione della professione ma riteniamo che così come è stata impostata, la riforma serva veramente a poco.

Sono state abolite le tariffe minime e quindi libertà in tema di determinazione dei compensi.

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Un vecchio proverbio, però, dice che ” chi meno spende più spende” e quindi bisogna fare attenzione.Il professionista serio e qualificato è colui che fa prezzi onesti ma non stracciati anche perchè, diversamente, non riuscirebbe a mantenere la professionalità che gli si richiede. Chi offre prezzi stracciati spesso offre anche un servizio di bassa qualità, ovviamente senza generalizzare. Ma già da tempo, comunque, v’è da dire che la maggior parte dei professionisti applicava prezzi convenienti ai propri clienti.

Quindi non spaventa affatto l’abolizione delle tariffe minime ma ancor meno la possibilità che il cliente possa richiedere un preventivo.

Anzi,quest’ultima ipotesi è persino favorevole al professionista e lo porterà a percepire di più di quello che mediamente percepisce ora. Infatti,nella stragrande maggioranza dei casi l’avvocato non potrà redigere un preventivo esatto dell’attività da compiere proprio perchè impossibilitato a prevedere tutte le fasi processuali ( almeno che Monti non dia in dotazione una sfera di cristallo). Ecco che allora un preventivo ben fatto dovrebbe prevedere un numero minimo di incontri con il cliente, telefonate ecc. ( attività che oggi raramente vengono corrisposte e conteggiate). Il cliente quindi si troverebbe a sottoscrivere un preventivo ove si prevedono, ad esempio, 5 incontri in studio con la specifica che ogni incontro in più avrà un costo pari ad euro…… Questa specificazione dovrà essere presente nel preventivo se il professionista vuole eliminare il rischio che  il cliente gli piombi in studio per ore approfittando del prezzo concordato ( caso tratto da vita vissuta). Quindi ogni incontro dovrà essere preventivato e pagato, così come ogni telefonata ecc., tutte attività che nella stragrande maggioranza dei casi i professionisti, oggi, non fanno pagare. In realtà vi è un aspetto formale che non collima con quello sostanziale. Infatti una cosa sono le singole voci del tariffario ed una cosa è la loro effettiva applicazione. In epoca di grande concorrenza, è ovvio, che non si possa guardare il pelo nell’uovo. Bè con i preventivi la questione potrebbe cambiare e delle due l’una. Poichè la redazione del preventivo non è obbligatoria o il cliente, ben conscio dei rischi che corre, non richiederà il preventivo e quindi sul punto la riforma sarà una delle tante “novità” inutili e che andranno nel dimenticatoio oppure sarà il professionista che vorrà sottoporre il preventivo al cliente in quanto avrebbe tutto da guadagnarci.

Poichè però il disegno Monti in tema di lieberalizzazioni non aveva certamente questo obiettivo ma bensì quello di liberalizzare il mercato a vantaggio dei consumatori , c’è da dire che è stato fatto un vero buco nell’acqua. Verrebbe da dire che il ministro Monti ha fatto una manovra alla Schettino, tanto per ironizzare ma in conclusione una domanda rimarrebbe da porci :quali innovazioni strabilianti, quali evoluzioni del mercato professionale sono sate introdotte a vantaggio del consumatore.

Tra l’altro l’abolizione delle tariffe ha di per sè paralizzato al momento una parte della macchina giudiziaria in quanto ad oggi non è più possibile riscuotere gli onorari dovuti con l’approvazione della notula da parte del consiglio dell’ordine e quindi si dovrà fare causa. Nella redazione del precetto non si potrà più inserire l’attività successiva al titolo esecutivo ( sia esso sentenza, decreto ingiuntivo o quant’altro) e tale costo ricadrà quindi sul cliente non potendo essere addebitato a controparte. I giudici sono bloccati nella liquidazione degli onorari nelle cause in quanto ciò deve avvenire facendo riferimento ad una apposita tabella Ministeriale che per ora non esiste.

Nasce quindi un dubbio atroce : ma quando pensavano alla riforma dove erano con la testa?

Ma v’è inoltre da dire che la vera riforma delle professioni si ha dando al professionista la possibilità di pubblicizzare la propria attività e il costo del servizio.

Certo , ci vogliono dei limiti, perchè non si potrà permettere la pubblicità sul fustino del detersivo ma esagerare, nel campo professioniale, è sempre controproducente.

Ad oggi però si vieta al singolo professionista di fare pubblicità della propria attività reclamizzando i propri servizi ( ovviamente non può essere intesa come pubblicità il sito dove vi sono le voci ” chi siamo” “le nostre competenze” “dove siamo” ecc.) e il relativo costo in quanto ciò può essere inteso come violazione del divieto di accaparramento della clientela. In realtà in un libero mercato ci dovrebbe essere libera offerta con facoltà del consumatore di poter scegliere liberamente. I motivi per cui tale novità fatichi ad entrare è più che ovvia : non si vuole innovare una categoria professionale, trincerandosi dietro a vecchie concezioni che potevano avere un senso decenni fa, ancorata ad un Italia di favoritismi, amici degli amici ecc. difficile da sconfiggere e per paura che qualche giovane innovativo passi avanti a chi di innovativo non ha più nulla da offrire. D’altronde l’Italia è nota per soffocare chi ha talento e chi ha iniziativa. E’ di questi giorni un libro che parla di uno Steve Jobs nato a Napoli, di nome Stefano Lavori, che ha una idea grandiosa, quella di progettare un computer favoloso, ma che non riesce nell’impresa in quanto italiano. Se Steve Jobs fosse nato in Italia oggi non avremmo il Mac. Questo libro , divertente ed ironico, spiega bene come il contesto sociale possa soffocare le iniziative anche brillanti e la stessa cosa si ha nelle professioni. In America il muro che non riusciamo a rompere è stato infranto da decenni . Leggendo un libro di John Grisham ci stupiamo di come vi sia completa libertà di fare offerte , da parte dei professionisti, del proprio lavoro e dei legali che, tramite la pubblicità, riescono a fare le class action. In Italia, invece, tutto viene mascherato da una facciata di perbenismo e favoritismo per alcuni. Prima di tutto la class action è possibile farla ma solo da parte delle associazioni dei consumatori. Per quale motivo? Forse che per accordarsi , ad esempio, con la Costa Crociere per 11.000 euro a persona spersonalizzando totalmente il danno , c’è bisogno di qualche competenza specifica? In realtà il legale non lo può fare perchè se lo fa lui personalmente compie accaparramento della clientela se lo fa una qualche associazione, che poi si dovrà appoggiare per forza a dei legali, invece è tutto regolare! Il discorso sarebbe lunghissimo ma già è stata data l’idea dell’ipocrisia incombente nel nostro paese.
Il vero e moderno professionista non ha paura del mercato anzi lo sposa e quindi è ora di dire basta! Il mercato deve scegliere e sarà la stessa clientela a farlo in base anche all’offerta e al decoro con cui la stessa viene proposta. Chi andrebbe mai, ad esempio, da un avvocato che pubblicizza separazione per 300 euro ( forse qualche folle lo farebbe anche !) o il proprio studio sul sacchetto della spesa? Quindi come tutte le cose, la regola della pubblicità la detterà la clientela ed è ovvio che proprio il servizio offerto per la sua professionalità farà in modo che non si cada nel ridicolo. Ma che il modno stia cambiando lo si può vedere anche navigando in rete e andando a curiosare tra i video pubblicitari, ma formalmente siamo restii a farlo.
Quindi ad oggi la vera riforma che andava fatta non è avvenuta, non potendo parlare di liberalizzazione fintantoche un professionista non avrà la facoltà di mettersi sul mercato e proporre i propri servizi e le offerte alla clientela in piena libertà. Ecco perchè alla liberalizzazione del ministro Monti diciamo NI!