Maestra…vado in crociera! Riflessioni sul danno psicologico nel disastro Costa Concordia


 

MAESTRA …. VADO IN CROCIERA!

A cura di: Dr.ssa Matteazzi Stefania
Esperta in Psicologia giuridica e forense
Mediatrice Familiare – Psicodiagnosta
stefaniamatteazzi@libero.it

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Venerdì 13 gennaio 2012, a bordo della bellissima Costa Concordia, non c’erano solo persone adulte, uomini e donne, persone anziane e diversamente abili, ma c’erano anche e soprattutto bambini, di tutte le età …. Bambini per i quali, probabilmente, quella era la prima crociera … magari aspettata, sognata, o solo fantasticata …
Una crociera che difficilmente riusciranno a dimenticare perché improvvisamente e tragicamente interrotta e che contraddice ogni metafora relativa ad una fanciullezza spensierata, fatta di giochi e di affascinanti viaggi nel mondo, proprio come questo.
Ma torniamo per un momento a quella tragica notte ….
L’urto con lo scoglio delle Scole e, successivamente nei pressi di punta Gabbianara la  percezione che la nave sta affondando vengono avvertiti da tutto il personale di equipaggio a bordo e da tutti i passeggeri, tra cui appunto anche i bambini.
Bambini che piangono, urlano, chiedono spiegazioni, stringono nelle mani la Barbie, l’orsacchiotto, cercano la mano di mamma e papà e la cui innocenza sembra dire che sono proprio loro a capire che sta succedendo il peggio.
Al pari degli adulti, anche nei bambini, eventi traumatici come questo possono causare una vasta gamma di sintomi ma, a differenza dei primi, questi ultimi sono maggiormente vulnerabili e, nel caso come questo di disastri di massa, essi vengono colpiti sia direttamente che indirettamente proprio perché sono testimoni delle reazioni dei loro genitori e ne sono, da queste, influenzati.
Immaginare cosa sia successo in quelle lunghe ed interminabili ore risulta difficile ma una cosa è certa: tale tragedia collettiva ha generato una situazione altamente caotica che ha provocato una reazione a catena di panico vero e proprio che sicuramente ha avuto un impatto altamente significativo su tutte queste vittime innocenti proprio perché le reazioni degli adulti influenzano quelle dei bambini.
La risposta del bambino ricalca, in altre parole, quella delle loro principali figure di riferimento, quali ad esempio i genitori: tanto più questa sarà disorganizzata tanto più lo sarà quella dei figli.
Traumi come questo possono avere un effetto altamente devastante sui bambini e pregiudicare gravemente il loro benessere psicofisico, proprio perché, a differenza degli adulti, essi hanno meno risorse utili  e non riescono a dare una giusta interpretazione “a quanto accaduto”.
Vista  la complessità dello sviluppo cognitivo ed emotivo infantile si può ben comprendere come le conseguenze nefaste del trauma possano manifestarsi in tutto l’intero arco della vita del bambino.
Gli eventi traumatici, infatti, come è noto, lasciano una traccia mnestica indelebile portando con sé effetti negativi, non solo a breve termine, ma anche a lungo termine, causando ripercussioni nel benessere psicofisico del soggetto.
Le principali reazioni post-traumatiche da stress, da distinguersi dal disturbo post-traumatico da stress vero e proprio, sono tutte quelle sensazioni, percezioni, pensieri e comportamenti direttamente collegabili al ricordo dell’evento traumatico.
Nei bambini, in particolare, si assiste ad una vasta gamma di sintomi tra cui, in primis, la riviviscenza dell’evento traumatico attraverso i giochi post-traumatici caratterizzati da ritualità, oppure i sogni con  frequenti e spaventosi incubi ricorrenti
I bambini possono inoltre presentare altri sintomi emotivi e comportamentali degni di nota, sintomi piuttosto comuni e che, generalmente, il tempo aiuta a mitigare soprattutto se viene offerto loro un valido sostegno psicologico.
In generale, i soggetti in età evolutiva possono manifestare paure immotivate come il timore di essere abbandonati o separati dai propri genitori oppure vivere nel terrore che qualcosa di brutto stia per accadere a loro o alla propria famiglia; possono manifestare sintomi depressivi, quali pianto, tristezza, tendenza all’isolamento, perdita di appetito o di interesse nel gioco; possono comparire inoltre problemi scolastici per la difficoltà di concentrazione e il rifiuto di andare a scuola.
Nello specifico, durante il periodo della primissima infanzia, i neonati sono particolarmente ricettivi al trauma rispondendo allo stesso con una reazione di allarme nei confronti della paura e del pericolo, con frequenti pianti ed urla oltre ad una tendenza ad allontanarsi dagli stimoli esterni.
Nei bambini in età prescolare, compare più frequentemente un comportamento regressivo, oppositivo, aggressivo e distruttivo come ad esempio ritiro sociale, restringimento della sfera affettiva, perdite di capacità precedentemente acquisite; risvegli notturni, paura del buio, difficoltà di addormentamento, enuresi notturna; ansia di separazione dalle figure di attaccamento; minore concentrazione .
A questa età, il trauma, interferisce cioè con un sano sviluppo della regolazione delle emozioni e dell’aggressività. Il pianto, l’ansia e la disperazione sono le reazioni più frequenti nei bambini di questa età.
Nella preadolescenza, dove le capacità cognitive ed emotive del soggetto sono più evolute, il ragazzo capisce meglio il significato di ciò che è accaduto.
La preoccupazione dovuta all’intensa elaborazione cognitiva ed affettiva degli eventi traumatici può essere causa di difficoltà di concentrazione e di frequenti disturbi di memoria.
Il preponderante riaffiorare di ricordi traumatici rende il giovane costantemente teso, nervoso, irrequieto ed incapace di impegnarsi nelle attività scolastiche con conseguente peggioramento di rendimento, frequenti abbandoni scolastici, oltre a problemi comportamentali quali una maggiore irrequietezza, la comparsa di tic, disturbi alimentari e sintomi psicosomatici.
Nell’adolescenza, infine, le conseguenze del trauma appaiono più gravi che nelle età precedenti perché, a questa età, il ragazzo è pienamente consapevole del significato dell’evento traumatico, anche se spesso è riluttante ad esprimere verbalmente quanto gli è accaduto.
L’aspetto cruciale dell’elaborazione dell’evento traumatico è la valutazione che il ragazzo fa nei confronti del proprio comportamento durante l’evento, nel senso cioè di essere eccessivamente autocritico (“Avrei forse dovuto fare così … Dovevo essere più rapido … etc); tale eccesso di autocritica non infrequentemente provoca un irrimediabile “senso di colpa del sopravvissuto”.
La forte tensione accumulata può così trovare la sua valvola di sfogo attraverso comportamenti delinquenziali, quali ad esempio guida spericolata, consumo di alcool e droga, liti, furti e rapine; tali condotte antisociali sono diretta conseguenza dell’esperienza traumatica.
Riferendoci in particolare alla tragedia avvenuta all’Isola del Giglio, le conseguenze psicologiche di quanto avvenuto all’interno della nave e nelle ore immediatamente successive all’incidente, possono manifestarsi anche ad anni di distanza dall’accaduto, da qui l’importanza di un valido e duraturo sostegno psicologico alle tante vittime innocenti.
Poter lavorare sul trauma appare dunque di indubbia importanza perché viene data al minore, ma anche all’adulto, l’opportunità di dare una personale interpretazione a quanto accaduto, in maniera da favorire l’espressione delle emozioni il cui fine sarà proprio quello di aiutare  le vittime a rivisitare l’evento traumatico e a dare un significato appropriato all’esperienza.
Per fare ciò è bene utilizzare una metodologia appropriata all’età evolutiva, sull’assunto che il bambino è in grado di esprimersi meglio attraverso disegni, manipolazione di plastilina …. , metodi che rappresentano la chiave di accesso alla rappresentazione mentale che il bambino ha nei confronti dell’esperienza traumatica.
Alla stesso modo, nel caso di vittime più grandicelle (preadolescenza e adolescenza), appare utile oltre al racconto libero, invitare i ragazzi a fornire un racconto scritto dell’accaduto in modo che la persona traumatizzata è incoraggiata a circoscrivere l’evento traumatico, dal suo inizio alla sua fine.
L’arte di raccontare e di scrivere permette, in sintesi, una ristrutturazione del caos prodotto dall’evento traumatico.

Strage di Viareggio : RFI, Vergogna!

Il Quotidiano La Nazione, in data 21 gennaio 2012, pubblicava il seguente articolo contenente le dichiarazioni del legale delle FS

“Viareggio, 21 gennaio 2012 – ”Appare straordinario che la procura di Lucca affidi a comunicati stampa i risultati di accertamenti unilaterali, sempre piu’ tardivi e per conseguenza sempre meno affidabili”.

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Lo scrive in una nota l’avvocato Ambra Giovene, a ”nome dei difensori del gruppo Fs” riguardo l’inchiesta sulla strage di Viareggio del 29 giugno 2009: 32 morti per l’esplosione del gas fuoriuscito dalla cisterna di un treno deragliato alla stazione.

”Sorprende ancor piu’ – continua la nota – che si affermi poi, contrariamente al vero, che i picchetti sarebbero stati qualificati in termini di pericolosita’ da leggi dello Stato o da disposizioni regolamentari adottate dalle stesse
Ferrovie. Mentre non esistono leggi che disciplinino simili elementi infrastrutturali, nessuna delle disposizioni emanate da Fs in materia contiene il minimo cenno a fattori di rischio”.

‘D’altra parte – continua la nota – lo stesso consulente della procura, Prof. Toni, ha sottolineato come nessuna delle specifiche tecniche di riferimento indicasse ‘tra gli obiettivi quello di rimuovere ostacoli pericolosi per la circolazione ferroviaria’. Queste sono le esatte parole che si leggono della relazione”.

La Procura, in una nota, aveva riferito che a squarciare la cisterna da cui fuoriusci’ il gas che, esplodendo, provoco’ le 32 vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009, fu un picchetto.

Secondo i periti del gip e i consulenti di Rfi, invece, la causa fu un componente dello scambio. La questione e’ dirimente perche’, ricorda il procuratore, ”sia leggi dello Stato che disposizioni regolamentari interne, nel tempo adottate dalle Ferrovie dello Stato, hanno concordemente qualificato i picchetti in termini di pericolosita”’

( articolo tratto dal sito La Nazione http://www.lanazione.it/viareggio/cronaca/2012/01/21/).

Le vittime del disastro ed l’associazione Il Mondo che Vorrei, indignate da tale dichiarazione non hanno fatto attendere la loro risposta.

In riferimento all’articolo apparso stamani sui quotidiani locali, l’ass. “Il Mondo Che Vorrei”onlus, vuole fare alcuni precisazioni.

Quello che appare veramente straordinario è l’arroganza e la supponenza che il gruppo F.S. continua a mostrare sulla strage di Viareggio.

C’è una Procura che sta indagando – replica il Mondo che Vorrei – sul perché sono state ammazzate 32 persone che riposavano tranquillamente nelle loro case e deve chiedere loro il permesso? Ma F.S. sono parte indagata!!!! Dovrebbero solo stare zitti ed augurarsi di arrivare presto ad un dibattimento dove tutte le responsabilità, che ci sono, possano venir chiarite e porre rimedio per il futuro, affinchè non accada mai più.

Perché le indagini sono tardive? Ci risulta che le indagini non sono ancora state chiuse, quindi la Procura ha il diritto/dovere di indagare, indagare e ancora indagare, lo deve a 32 persone che non ci sono più lo deve a tutti noi, a tutti i cittadini che pretendiamo verità, giustizia e sicurezza.

Perché meno affidabili? Ma se trovano soluzioni ai delitti, gli assassini, ahime, anche dopo 20 anni, di quale non affidabilità si parla?

Per quanto la pericolosità dei picchetti non devo io ricordarvi la circolare n° 3 del 28/12/32, il disposto della legge 191 del 1974 e del DPR 469 del 1979 (reg. di attuazione)vero?

Ma volete anche avere l’arroganza di cambiare le regole della giustizia? Preoccupatevi delle vostre regole e per favore, siate uomini, non scappate sempre!!!

Dura e dovuta la replica delle vittime perchè non si deve mai dimenticare che qui vi sono state persone, bambini, famiglie distrutte e che ciò si poteva evitare : inammissibile è quindi che chi è indagato abbia persino l’ardire di replicare invece che stare in un rassegnato e rispettoso silenzio.

L’importanza di essere qualificati come persona offesa: riflessioni sul risarcimento Costa Concordia

Questo post si rende necessario per fare chiarezza sulla procedura giudiziaria avente ad oggetto il disastro Costa Concordia. Si farebbe un gravissimo errore a limitare tale azione alla semplice liquidazione del danno in campo civilistico ed in particolar modo in via stragiudiziale con la compagnia assicurativa. Se così si facesse si paragonerebbe la strage della Concordia ad una pratica risarcitoria RCA. Il paragone, va da sè, che non regge . Infatti bisogna non solo valutare l’azione risarcitoria civilistica , che ovviamente potrebbe non limitarsi ad un accordo stragiudiziale con la compagnia, ma anche l’azione penale. Sul primo campo – civilistico – v’è da dire che la maggior parte delle vittime ha riportato un danno psicologico il cui accertamento non è sempre agevole se non curato da professionisti seri e competenti. Infatti sul punto abbiamo chiesto all’Avv. Fabrizio Bartolini, nostro consulente, e che ha curato e sta curando la posizione di diverse vittime della strage di Viareggio quale sia stata la sua esperienza in maniera di danno psicologico.

Avv. Fabrizio Bartolini : ” V’è da dire che il danno psicologico di per sè viene quasi sempre legato ad un danno di natura fisica e valutato di conseguenza. Risarcire il solo danno psicologico non è cosa da poco ma con la strage di Viareggio possiamo dire che si è avuta una svolta fondamentale nel campo risarcitorio e cioè si è riconosciuto il danno psicologico come danno a sè stante e come danno equivalente se non maggiore di quello fisico. Difficile inoltre è il suo accertamento. Infatti, ad esempio, ricordo il caso di due bambini rimasti coinvolti nella strage che , per fortuna, non avevano subito lesioni fisiche ma un gravissimo danno psicologico periziato dal nostro consulente nella misura del 20 % di invalidità. Il medico della compagnia assicurativa dapprima riconosceva uno 0% di postumi in quanto riteneva che il danno non avrebbe lasciato conseguenze nella vita dei minori in quanto crescendo non si sarebbero ricordati di tale accadimento. Non ci siamo arresi! Abbiamo richiesto una nuova visita alla compagnia assicurativa che ci è stata concessa. I bambini andavano così di nuovo a visita dallo stesso medico che in precedenza aveva riconosciuto l’assenza di postumi stavolta riconoscendogli un 8% di invalidità. Ovviamente io e lo psicologo che aveva seguito il caso non eravamo affatto soddisfatti del risultato, interrogandoci, tra l’altro, su come lo stesso medico prima potesse riconoscere l’assenza di postumi e poi riconsocere una invalidità pari all’8%. Bè abbiamo deciso di andare avanti ed ho proposto una accertamento tecnico preventivo in Tribunale : il risultato è stato eccellente in quanto il CTU nominato ha riconosciuto una invalidità pari al 25% di postumi. Questo è solo un esempio delle svariate posizioni che si sono affrontate nella strage di Viareggio ma rende bene l’idea, credo, di come sia stato difficile accertare e far riconoscere il danno psicologico come danno a sè stante. La stessa cosa , ovviamente, accadrà nel caso della Costa Concordia in quanto presumo che le compagnie assicurative incaricheranno psicologi che cercheranno di non riconoscere alcunchè di postumi a chi quella notte ha subito un trauma indimenticabile”.

Legalius:” quindi non solo risarcimento del danno in via stragiudiziale ma anche giudizialmente tramite ATP ( accertamento tecnico preventivo)”.

Avv. Fabrizio Bartolini : ” Certo ma non solo. Anche azioni legali qualora non si trovi un accordo serio e nell’interesse delle vittime. Ritengo che in questi casi, come presumo sarà per la Concordia, sia agevole, in caso di discordanza di perizie, proporre più che una causa una azione di accertamento tecnico in Tribunale il quale provvederà a nominare un proprio perito sulla cui valutazione baseremo il risarcimento. Questa azione garantisce un risultato certo e veloce per la vittima”

Legalius : nella strage di Viareggio quanto ha inciso l’azione penale e come potrà incidere nel caso Costa Concordia?

Avv. Fabrizio Bartolini : ” Nel caso di stragi di questo genere prescindere da una azione penale, a mio avviso, è una follia. Molte vittime che non hanno intrapreso anche l’azione penale si sono visti limitati nei loro diritti e sono sempre in attesa di risarcimento. Prima di tutto l’essere presente nell’azione penale è fondamentale in quanto spinge la compagnia a liquidare il danno più in fretta ed in maniera congrua in quanto vuole limitare la costituzione della parte civile. E’ infatti da premettere che la richiesta danni può avvenire o in sede civile o in sede penale con la costituzione di parte civile ma non in ambedue i casi altrimenti si arriverebbe ad un doppio risarcimento. Fintantoche il risarcimento non è avvenuto si può tranquillamente intraprendere l’azione penale ed in attesa dello svolgimento delle indagini costituirsi persona offesa in attesa dell’udienza preliminare, primo momento utile per la costituzione di parte civile”

Legalius : quanto è importante costituirsi in casi del genere persona offesa in un procedimento penale?

Avv. Fabrizio Bartolini : ” A  mio avviso è non importante ma bensì fondamentale. Ad esempio nella strage di Viareggio le persone offese hanno potuto partecipare tramite i propri legali, tra cui il sottoscritto, all’incidente probatorio ove è avvenuto lo scandalo del perito Licciardello pagato dalle FS, sollevato proprio dal sottoscritto. Se non vi fossero state le persone offese non si sarebbe fatto chiarezza sul come mai la perizia relativa alle cause del disastro di Viareggio redatta dai periti incaricati dal Gip era lacunosa al limite dell’imbarazzo. Ma inoltre le persone offese hanno manifestato dinanzi la Procura, quali persone costituite nel fascicolo del PM, dando un grosso impulso alle indagini e aiutando la Procura nello svolgimento delle stesse”

Legalius : ma in casi di disastri come la strage di Viareggio o come la Concordia non è automatico la costituzione della qualità di persona offesa?

Avv. Fabrizio Bartolini : ” Nella strage di Viareggio molti reati che sono stati imputati agli odierni indagati sono reati procedibili d’ufficio e quindi visto il bilancio dei morti e la gravità delle lesioni riportate da molti superstiti ciò è avvenuto in automatico. Per coloro che avevano il solo danno psicologico la questione era diversa ed abbiamo presentato formale querela”

Legalius: quindi anche per il caso Concordia è consigliabile procedere con la querela ?

Avv. Fabrizio Bartolini : ” A mio avviso si. Tra i vari reati che la Procura addebiterà ai responsabili del disastro Concordia vi sarà anche quello di omicidio colposo e di lesioni colpose. Quest’ultimo reato è procedibile a querela e quindi le vittime dovranno presentare querela entro tre mesi dal fatto allegando una certificazione medico -psicologica. Ecco perchè a mio avviso bisogna muoversi ed in fretta “.

Ringraziamo l’Avv. Fabrizio Bartolini per la disponibilità e per averci chiarito alcuni punti che noi ritenevamo importanti chiarire restando a disposizione per assistenza con i nostri consulenti , periti, medici.