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	<title>Legalius - La legge al servizio del cittadino ( blog)&#187; genitori</title>
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		<title>Maestra&#8230;vado in crociera! Riflessioni sul danno psicologico nel disastro Costa Concordia</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 09:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; MAESTRA …. VADO IN CROCIERA! A cura di: Dr.ssa Matteazzi Stefania Esperta in Psicologia giuridica e forense Mediatrice Familiare &#8211; Psicodiagnosta stefaniamatteazzi@libero.it _________________________________________________________________ Venerdì 13 gennaio 2012, a bordo della bellissima Costa Concordia, non c’erano solo persone adulte, uomini e donne, persone anziane e diversamente abili, ma c’erano anche e soprattutto bambini, di tutte [...]]]></description>
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&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;"><img class="alignleft size-full wp-image-3646" style="border: 3px solid black; margin: 4px;" title="Nave_da_crociera (Copia)" src="http://www.legalius.it/wp-content/uploads/Nave_da_crociera-Copia.jpg" alt="" width="216" height="108" /><strong>MAESTRA …. VADO IN CROCIERA!</strong></h3>
<h3 style="text-align: center;"><strong>A cura di: Dr.ssa Matteazzi Stefania</strong><br />
<strong>Esperta in Psicologia giuridica e forense </strong><br />
<strong>Mediatrice Familiare &#8211; Psicodiagnosta</strong><br />
<a href="mailto:stefaniamatteazzi@libero.it"><strong>stefaniamatteazzi@libero.it</strong></a></h3>
<h3 style="text-align: justify;">_________________________________________________________________</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Venerdì 13 gennaio 2012, a bordo della bellissima Costa Concordia, non c’erano solo persone adulte, uomini e donne, persone anziane e diversamente abili, ma c’erano anche e soprattutto bambini, di tutte le età …. Bambini per i quali, probabilmente, quella era la prima crociera … magari aspettata, sognata, o solo fantasticata …<br />
Una crociera che difficilmente riusciranno a dimenticare perché improvvisamente e tragicamente interrotta e che contraddice ogni metafora relativa ad una fanciullezza spensierata, fatta di giochi e di affascinanti viaggi nel mondo, proprio come questo.<br />
Ma torniamo per un momento a quella tragica notte ….<br />
L’urto con lo scoglio delle Scole e, successivamente nei pressi di punta Gabbianara la  percezione che la nave sta affondando vengono avvertiti da tutto il personale di equipaggio a bordo e da tutti i passeggeri, tra cui appunto anche i bambini.<br />
Bambini che piangono, urlano, chiedono spiegazioni, stringono nelle mani la Barbie, l’orsacchiotto, cercano la mano di mamma e papà e la cui innocenza sembra dire che sono proprio loro a capire che sta succedendo il peggio.<br />
Al pari degli adulti, anche nei bambini, eventi traumatici come questo possono causare una vasta gamma di sintomi ma, a differenza dei primi, questi ultimi sono maggiormente vulnerabili e, nel caso come questo di disastri di massa, essi vengono colpiti sia direttamente che indirettamente proprio perché sono testimoni delle reazioni dei loro genitori e ne sono, da queste, influenzati.<br />
Immaginare cosa sia successo in quelle lunghe ed interminabili ore risulta difficile ma una cosa è certa: tale tragedia collettiva ha generato una situazione altamente caotica che ha provocato una reazione a catena di panico vero e proprio che sicuramente ha avuto un impatto altamente significativo su tutte queste vittime innocenti proprio perché le reazioni degli adulti influenzano quelle dei bambini.<br />
La risposta del bambino ricalca, in altre parole, quella delle loro principali figure di riferimento, quali ad esempio i genitori: tanto più questa sarà disorganizzata tanto più lo sarà quella dei figli.<br />
Traumi come questo possono avere un effetto altamente devastante sui bambini e pregiudicare gravemente il loro benessere psicofisico, proprio perché, a differenza degli adulti, essi hanno meno risorse utili  e non riescono a dare una giusta interpretazione “a quanto accaduto”.<br />
Vista  la complessità dello sviluppo cognitivo ed emotivo infantile si può ben comprendere come le conseguenze nefaste del trauma possano manifestarsi in tutto l’intero arco della vita del bambino.<br />
Gli eventi traumatici, infatti, come è noto, lasciano una traccia mnestica indelebile portando con sé effetti negativi, non solo a breve termine, ma anche a lungo termine, causando ripercussioni nel benessere psicofisico del soggetto.<br />
Le principali reazioni post-traumatiche da stress, da distinguersi dal disturbo post-traumatico da stress vero e proprio, sono tutte quelle sensazioni, percezioni, pensieri e comportamenti direttamente collegabili al ricordo dell’evento traumatico.<br />
Nei bambini, in particolare, si assiste ad una vasta gamma di sintomi tra cui, in primis, la riviviscenza dell’evento traumatico attraverso i giochi post-traumatici caratterizzati da ritualità, oppure i sogni con  frequenti e spaventosi incubi ricorrenti<br />
I bambini possono inoltre presentare altri sintomi emotivi e comportamentali degni di nota, sintomi piuttosto comuni e che, generalmente, il tempo aiuta a mitigare soprattutto se viene offerto loro un valido sostegno psicologico.<br />
In generale, i soggetti in età evolutiva possono manifestare paure immotivate come il timore di essere abbandonati o separati dai propri genitori oppure vivere nel terrore che qualcosa di brutto stia per accadere a loro o alla propria famiglia; possono manifestare sintomi depressivi, quali pianto, tristezza, tendenza all’isolamento, perdita di appetito o di interesse nel gioco; possono comparire inoltre problemi scolastici per la difficoltà di concentrazione e il rifiuto di andare a scuola.<br />
Nello specifico, durante il periodo della primissima infanzia, i neonati sono particolarmente ricettivi al trauma rispondendo allo stesso con una reazione di allarme nei confronti della paura e del pericolo, con frequenti pianti ed urla oltre ad una tendenza ad allontanarsi dagli stimoli esterni.<br />
Nei bambini in età prescolare, compare più frequentemente un comportamento regressivo, oppositivo, aggressivo e distruttivo come ad esempio ritiro sociale, restringimento della sfera affettiva, perdite di capacità precedentemente acquisite; risvegli notturni, paura del buio, difficoltà di addormentamento, enuresi notturna; ansia di separazione dalle figure di attaccamento; minore concentrazione .<br />
A questa età, il trauma, interferisce cioè con un sano sviluppo della regolazione delle emozioni e dell’aggressività. Il pianto, l’ansia e la disperazione sono le reazioni più frequenti nei bambini di questa età.<br />
Nella preadolescenza, dove le capacità cognitive ed emotive del soggetto sono più evolute, il ragazzo capisce meglio il significato di ciò che è accaduto.<br />
La preoccupazione dovuta all’intensa elaborazione cognitiva ed affettiva degli eventi traumatici può essere causa di difficoltà di concentrazione e di frequenti disturbi di memoria.<br />
Il preponderante riaffiorare di ricordi traumatici rende il giovane costantemente teso, nervoso, irrequieto ed incapace di impegnarsi nelle attività scolastiche con conseguente peggioramento di rendimento, frequenti abbandoni scolastici, oltre a problemi comportamentali quali una maggiore irrequietezza, la comparsa di tic, disturbi alimentari e sintomi psicosomatici.<br />
Nell’adolescenza, infine, le conseguenze del trauma appaiono più gravi che nelle età precedenti perché, a questa età, il ragazzo è pienamente consapevole del significato dell’evento traumatico, anche se spesso è riluttante ad esprimere verbalmente quanto gli è accaduto.<br />
L’aspetto cruciale dell’elaborazione dell’evento traumatico è la valutazione che il ragazzo fa nei confronti del proprio comportamento durante l’evento, nel senso cioè di essere eccessivamente autocritico (“Avrei forse dovuto fare così … Dovevo essere più rapido … etc); tale eccesso di autocritica non infrequentemente provoca un irrimediabile “senso di colpa del sopravvissuto”.<br />
La forte tensione accumulata può così trovare la sua valvola di sfogo attraverso comportamenti delinquenziali, quali ad esempio guida spericolata, consumo di alcool e droga, liti, furti e rapine; tali condotte antisociali sono diretta conseguenza dell’esperienza traumatica.<br />
Riferendoci in particolare alla tragedia avvenuta all’Isola del Giglio, le conseguenze psicologiche di quanto avvenuto all’interno della nave e nelle ore immediatamente successive all’incidente, possono manifestarsi anche ad anni di distanza dall’accaduto, da qui l’importanza di un valido e duraturo sostegno psicologico alle tante vittime innocenti.<br />
Poter lavorare sul trauma appare dunque di indubbia importanza perché viene data al minore, ma anche all’adulto, l’opportunità di dare una personale interpretazione a quanto accaduto, in maniera da favorire l’espressione delle emozioni il cui fine sarà proprio quello di aiutare  le vittime a rivisitare l’evento traumatico e a dare un significato appropriato all’esperienza.<br />
Per fare ciò è bene utilizzare una metodologia appropriata all’età evolutiva, sull’assunto che il bambino è in grado di esprimersi meglio attraverso disegni, manipolazione di plastilina …. , metodi che rappresentano la chiave di accesso alla rappresentazione mentale che il bambino ha nei confronti dell’esperienza traumatica.<br />
Alla stesso modo, nel caso di vittime più grandicelle (preadolescenza e adolescenza), appare utile oltre al racconto libero, invitare i ragazzi a fornire un racconto scritto dell’accaduto in modo che la persona traumatizzata è incoraggiata a circoscrivere l’evento traumatico, dal suo inizio alla sua fine.<br />
L’arte di raccontare e di scrivere permette, in sintesi, una ristrutturazione del caos prodotto dall’evento traumatico.</h3>

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		<title>Le conseguenze di essere troppo mammone ed il diritto di vista dei nonni</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 08:05:33 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.legalius.it/wp-content/uploads/carrozzina.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2351" style="border-width: 3px; border-color: black; border-style: solid; margin: 4px;" title="carrozzina" src="http://www.legalius.it/wp-content/uploads/carrozzina.jpg" alt="" width="360" height="180" /></a>Vi sono dei mariti che hanno un rapporto &#8220;insolito&#8221; con la propria madre e  che, nonostante l&#8217;età, sono troppo <strong>mammoni</strong>. Questa circostanza però , in alcuni casi, non è priva di conseguenze. Nel corso di una separazione la moglie aveva richiesto l&#8217;affidamento esclusivo della minore nata durante il matrimonio  in quanto il marito era troppo mammone e ciò indice di una immaturità tale da non consentire l&#8217;affidamento condiviso. La Cassazione con sentenza 17101 dell&#8217;11 agosto 2011 ha dato ragione alla moglie negando il diritto di bi genitorialità al padre mammone che non solo non aveva mai tagliato il cordone ombelicale con la madre ma che era in continuo litigio con la moglie proprio per tale motivo. <span id="more-2350"></span>La Cassazione ha inoltre <strong>negato</strong>, nel caso in esame, <strong>un autonomo diritto di visita dei nonni paterni</strong> ai quali è stato concesso di vedere la minore solo nei giorni ed orari in cui questa vedrà il padre. Per la Cassazione l&#8217;interesse della minore è alla base della decisione motivando la sentenza sugli effetti pregiudizievoli che potrebbero derivare allo sviluppo psicologico della stessa in caso di affidamento condiviso con particolare attenzione al rapporto tra il padre e la famiglia d&#8217;origine ed al comportamento gravemente denigratorio da lui e dalla sua famiglia posto in essere nei confronti della ex moglie. In merito ad un autonomo diritto di visita dei nonni paterni la Cassazione risponde che &#8221; l&#8217;art. 155 c.c. non attribuisce agli ascendenti del minore un autonomo diritto di visita&#8230;la norma attribuisce invece al minore il diritto di conservare rapporti significativi con gli ascendenti nel quadro del mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo con i propri genitori e con la medesima finalità di evitare , per quanto possibile, che la separazione produca traumi nello sviluppo della personalità del minore &#8220;. Nel caso specifico la coppia viveva in un appartamento attiguo a quello dei suoceri. Dal matrimonio era nata una bambina ma i contrasti tra marito e moglie ed ancor più tra quest&#8217;ultima e suocera erano sempre più aumentati arrivando, in alcuni casi, persino a necessitarsi l&#8217;intervento delle forze dell&#8217;ordine. Si era giunti quindi all&#8217;inevitabile: la separazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi &#8230;mammoni attenzione!&#8230;tale atteggiamento non è privo di conseguenze. Ed inoltre nel caso di specie è proprio il caso di ricordare l&#8217;antico ma sempre attuale proverbio: tra moglie e marito non mettere il dito!</p>
<p style="text-align:center;>&#8220;<iframe width="560" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/wcaQdz2xzRQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Il padre disoccupato deve versare alla ex l&#8217;assegno per i figli?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 13:16:18 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-2306 alignleft" style="border: 3px solid black; margin: 4px;" title="images (Copia)" src="http://www.legalius.it/wp-content/uploads/images-Copia.jpg" alt="" width="420" height="210" />In questi momenti di gravi crisi molti si sono trovati disoccupati e con un matrimonio alle spalle e figli da mantenere e sentenze da rispettare non è certamente vita facile. Si è creata una nuova categoria di soggetti ridotti in povertà da questo sistema consumistico che ci vede come tante &#8221; macchine&#8221; fabbrica soldi da spendere nei vari prodotti da acquistare e che ci proponinano continuamente. Difficile uscire da questo contesto e quando non si riesce a fabbricare più soldi, quando l&#8217;economia cambia e non si è più produttivi non si tiene più conto che vi è una persona umana da tutelare ma ci si comporta come con un oggetto non più utilizzabi : lo si relega in fondo alla soffitta ( nel migliore dei casi). Questa situazione fa certamente riflettere anche perchè a calcare ancor più la mano, nel caso di disoccupazione, è stata la Corte di Appello di Roma<span id="more-2304"></span> la quale ha stabilito che anche se disoccupato il padre deve versare i soldi alla ex per i figli : dove poi li vada a trovare sono un problema che non interessa la giustizia! Nel caso di specie un giovane padre, disoccupato, era stato condannato già in primo grado a versare un contrubuto al mantenimento ai figli in sede di separazione. Questi si era difeso sostenendo che nel 2005 non aveva percepito alcun reddito. Ma i giovani hanno considerato che un giovane di 35 anni, in buona salute, avrebbe potuto cercarsi una occupazione. In teoria è vero ma in pratica è così facile? Secondo la Corte il dovere di mantenere , istruire ed educare la prole, secondo quanto disposto dall&#8217;art. 147 c.c. impone ai genitori di far fronte alle molteplici esigenze dei figli, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all&#8217;aspetto abitativo, scolastico, sportivo, ecc. Il paramentro di riferimento ai fini di una corretta determinazione del rispettivo concorso negli oneri di carattere finanziario è costituito, non solo dalle rispettive sostanze dei genitori ma anche dalla rispettiva capacità al lavoro nel senso che al fine considerato assumono rilievo non solo le risorse economiche di ciascuno dei genitori ma anche la loro accertata potenzialità reddituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dovere di mantenere i figli è quindi sacrosanto e su ciò non si può che condividere l&#8217;impostazione della Corte ma difronte ad uno stato di disoccupazione non voluto si pone , dall&#8217;altro lato , anche la necessità di valutare l&#8217;interesse del padre che si trova a non avere di che vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Facile sentenziare che vi è possibilità di lavoro e che un uomo di 35 anni nel pieno delle forze non può rimanere disoccupato, almeno che non lo voglia, ma tra il dire ed il fare c&#8217;è di mezzo il mare&#8230;&#8230;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Genitori responsabili penalmente per gli schiamazzi dei propri figli</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 05:07:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nei confronti dei papà e delle mamme che non hanno vigilato sui propri bambini si configura il reato &#8230;..di cui all’articolo 659 del Codice penale (“Disturbo del riposo delle persone”) per aver arrecato disturbo ai vicini, scattando per essi la responsabilità penale punita con la pena dell’ammenda. Così la Cassazione con la sentenza 23862/10 ha confermato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.legalius.it/wp-content/uploads/Fotolia_8651734_XS-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-363" style="margin: 4px; border: 3px solid black;" title="Five young friends running outdoors smiling" src="http://www.legalius.it/wp-content/uploads/Fotolia_8651734_XS-1-300x200.jpg" alt="" width="210" height="140" /></a>Nei confronti dei papà e delle mamme che non hanno vigilato sui propri bambini si configura il reato &#8230;..<span id="more-362"></span>di cui all’articolo 659 del Codice penale (“Disturbo del riposo delle persone”) per aver arrecato disturbo ai vicini, scattando per essi la responsabilità penale punita con la pena dell’ammenda. Così la Cassazione con la sentenza 23862/10 ha confermato la condanna per due genitori al pagamento di quaranta euro di multa perché non avevano evitato che i loro figli arrecassero disturbo al vicinato. Nel caso in esame, infatti, il comportamento per la sua capacità diffusa era in grado di arrecare disturbo a una pluralità di abitazioni vicine e, quindi, sussisteva il requisito richiesto dalla legge.</p>
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