Risarcimento Costa Concordia: vi sembra tutto regolare?

Analizziamo le notizie apparse in questi giorni sui quotidiani. Sei passeggeri americani della Concordia hanno presentato ieri una denuncia contro la Carnival e Costa Crociere e contestualmente una richiesta di maxi risarcimento: 460 milioni di dollari. In Italia, invece, le principali associazioni di categoria hanno trovato un accordo per un misero risarcimento di 14.000 euro con tanto di apprezzamento da parte delle stesse le quali hanno sostenuto:

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Consideriamo ottimo l’accordo raggiunto con Costa Crociere per il risarcimento dei passeggeri della Costa Concordia, per la prima volta in Italia si è arrivati a soluzioni importanti per il risarcimento dei danni esistenziali, che rappresenterà, inoltre, un punto di riferimento per i passeggeri di altri 60 Paesi. Secondo quanto prevede l’accordo i rimborsi, i risarcimenti per danni patrimoniali e quelli per danni esistenziali saranno coperti da una cifra pari a 14.000 euro a passeggero. Risarcimenti che non riguardano, ovviamente, le famiglie delle vittime ed i passeggeri feriti, per i quali saranno definiti altri percorsi. La nostra scelta è stata quella di spendere tutte le risorse esclusivamente per il rapido rimborso dei passeggeri, evitando onerose spese di carattere legale, a cui qualcuno è sempre e comunque interessato”.

V’è da dire che tale dichiarazione di per sé tralascia diversi aspetti che debbono invece essere considerati nel risarcimento.

Infatti se il risultato importante è ottenere 14.000 euro di risarcimento , per tutti indistinto, con totale spersonalizzazione del danno subito e soprattutto non valutando che il danno psicologico spesso presenta ripercussioni a distanza dell’evento e quindi, chi accetta oggi tale somma e domani non riuscirà a dormire per l’accaduto, dovrà accontentarsi del gran risultato ottenuto, vuol dire non ottenere un risarcimento.

Infatti in tale accordo non viene assolutamente data rilevanza al danno psicologico come danno a sé stante e ciò è una mancanza che non può passare inosservata .

Ma inoltre, tale accordo viene giustificato come un modo di evitare onerose spese legali che, si ricorda però, in caso di liquidazione con la compagnia assicurativa sono a carico di quest’ultima e non a carico del danneggiato. In realtà, l’accordo è un modo veloce di monetizzare il risarcimento ( sempre che si possa parlare di risarcimento in questi casi) per una moltitudine di persone ma certo non si può dire che si sia fatto l’interesse delle vittime. Per farlo si sarebbe dovuto sottoporre a perizia le singole persone – ovviamente era necessario più tempo – e valutare l’effettivo danno. Quindi tale risarcimento va bene per chi, a proprio rischio e pericolo, non ha intenzione di essere risarcito ma bensì di percepire una somma indennitaria per lo spavento – e si spera sia stato solo questo – subito.

Infatti delle due l’una : o folli sono i viaggiatori americani proponendo la loro richiesta oppure l’accordo preso dalle varie associazioni fa acqua – tanto per restare in tema – da tutte le parti.

Quasi sicuramente la cifra richiesta dagli americani è eccessiva – anche se bisognerebbe vedere i fondamenti e le singole voci – ma anche se venisse riconosciuto un risarcimento pari alla metà del richiesto saremmo comunque di fronte ad un abisso rispetto all’accordo italiano.

Se infatti si considera che in tale somma – 14.000 euro – viene ricompreso il prezzo del biglietto e gli oggetti perduti, rimangono poche migliaia di euro per il danno alla persona ed è come dare un contentino alle persone dicendo loro” bè ti sei salvato , accontentati!”.

Ricordiamoci che le grandi società le scuse le fanno con i soldi: per voi queste si possono chiamare scuse? Pensiamo ad una coppia in viaggio di nozze : quali conseguenze può aver causato loro il naufragio? Quali ripercussioni porterà l’accaduto nelle loro vite? Pensiamo a chi ha figli piccoli e chi li aveva con sé quella tragica notte. Pensiamo alle persone anziane la cui età già li rende spesso più vulnerabili e quindi più deboli anche psicologicamente. Pensiamo a chi non rimonterà mai più su una nave e non farà mai più una crociera, subendo delle limitazioni per il resto della loro vita.

A tutto costoro gli vada 14.000 euro , indistintamente perché qui siamo in Italia e non in America, ove per lo stesso danno si possono chiedere migliori di euro e noi ci dobbiamo accontentare.

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